- Molte persone non hanno un posto di lavoro, ma un posto da reddito. [1]

- In realtà, la lotta per avere un lavoro è una lotta per il reddito. [1]

- 1° Paradosso del diritto del lavoro: Avere come diritto un obbligo. [1]

- 2° Paradosso: In realtà l’economia ha il compito di affrancare l’uomo dal lavoro. Pensate agli sforzi di questi ultimi centinaia di anni uomini che sono preoccupati di rendere meno gravoso il lavoro, hanno cercato di ridurre il lavoro e ora che ci troviamo a gustare il frutto dei loro sforzi ci lamentiamo perchè c’è disoccupazione.[1]


- “Io ho un reddito per poter lavorare” e non: “io lavoro per avere un reddito”.
[1]

- Molte lotte per il lavoro che si sono fatte in questi anni sono in realtà lotte per avere un reddito [1]


-
La gratuità è presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza. L’essere umano è fatto per il dono (Benedetto XVI, Caritas in veritate n.34)


-
la logica del dono non esclude la giustizia e non si giustappone ad essa in un secondo momento e dall’esterno e, dall’altro, che lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuitàcome espressione di fraternità. (Benedetto XVI, Caritas in veritate n.35)

- La grande sfida che abbiamo davanti a noi, fatta emergere dalle problematiche dello sviluppo in questo tempo di globalizzazione e resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che non solo i tradizionali principi dell’etica sociale, quali la trasparenza, l’onestà e la responsabilità non possono venire trascurati o attenuati, ma anche che nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devonotrovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un’esigenza dell’uomo nel momento attuale, ma anche un’esigenza della stessa ragione economica. (Benedetto XVI, Caritas in veritate n.36)

- Giovanni Paolo II aveva individuato nella società civile l’ambito più proprio di un’economia della gratuità e della fraternità (Benedetto XVI, Caritas in veritate n.38)

- Nell’epoca della globalizzazione, l’attività economica non può prescindere dalla gratuità, che dissemina e alimenta la solidarietà e la responsabilità per la giustizia e il bene comune nei suoi vari soggetti e attori. Si tratta, in definitiva, di una forma concreta e profonda di democrazia economica. (Benedetto XVI, Caritas in veritate n.38)

- Quando la logica del mercato e quella dello Stato si accordano tra loro per continuare nel monopolio dei rispettivi ambiti di influenza, alla lunga vengono meno la solidarietà nelle relazioni tra i cittadini, la partecipazione e l’adesione, l’agire gratuito, che sono altra cosa rispetto al “dare per avere”, proprio della logica dello scambio, e al “dare per dovere”, proprio della logica dei comportamenti pubblici, imposti per legge dallo Stato. La vittoria sul sottosviluppo richiede di agire non solo sul miglioramento delle transazioni fondate sullo scambio, non solo sui trasferimenti delle strutture assistenziali di natura pubblica, ma soprattutto sullaprogressiva apertura, in contesto mondiale, a forme di attività economica caratterizzate da quote di gratuità e di comunione. (Benedetto XVI, Caritas in veritate n.39)

- Troppo capitalismo non significa troppi capitalisti, ma troppo pochi capitalisti (G. K. Chesterton, “The Uses of Diversity”, 1921)

- Le lacrime dei poveri non sono sempre giuste, ma se non le ascolti, non capirai mai cosa è la giustizia. Anonimo

- Il lavoro salariato sarà visto così come oggi viene visto lo schiavismo (CH Douglas, democrazia economica, Quinta autorizzato Edition, Epsom, Surrey, in Inghilterra, Bloomfield Libri, 1974. 18)

- In tutte le società sviluppate i disoccupati possono vivere avendo di che cibarsi di che vestirsi e di che abitare. La loro frustrazione è dovuta al fatto che non possono attingere ai beni della società opulenta. Ma se invece di nuotare contro la corrente la seguissero, se cioè invertissero psicologicamente il loro rapporto con ciò che li circonda, si accorgerebbero che hanno in gran quantità proprio quel bene prezioso del tempo che manca a tutti coloro che sono coinvolti nei ritmi frenetici del lavoro. Poter vivere senza lavorare – che è la condizione dei disoccupati delle nostre società – è stata sempre un’aspirazione dell’uomo. Finchè ha avuto una testa per pensare. Siccome la globalizzazione porterà ad un indebolimento economico di buona parte della popolazione, mettersi in questa predisposizione d’animo è, in un certo senso, un “portarsi avanti”, cioè un’assumere come scelta quella che altrimenti sarebbe sentita come una dura e insopportabile necessità.        (Massimo Fini)

- Contro l’usura (Ezra Pound)

Con Usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fé con usura
Duccio non si fé con usura
né Pier della Francesca o Zuan Bellini
né fu la “Calunnia” dipinta con usura.
L’Angelico non si fé con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophime e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, non lascia tempo
per apprendere l’arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d’usura.

- Perché il male trionfi è sufficiente che i buoni rinuncino all’azione (Edmund Burke)

- È nell’interesse del mondo commerciale che la ricchezza possa trovarsi dappertutto. (Senza Fonte)

- È un comune errore popolare supporre che quelli che si lamentano per il pubblico a voce più alta siano i più preoccupati per il suo benessere. (Senza Fonte)

- Non puoi fare una buona economia con una cattiva etica. (Ezra Pound)

- L’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli. (George Bernard Shaw)

- Devo studiare la politica e la guerra in modo che i mie figli abbiano la possibilità di apprendere la matematica, la filosofia, la navigazione, il commercio e l’agricoltura, per poter fornire ai loro figli la possibilità di dedicarsi a pittura, poesia, musica e porcellane (Adam Smith)

- Se un bambino oggi muore di fame, questo è un omicidio (Jean Ziegler)

- Il banchiere è uno che vi presta l’ombrello quando c’è il sole e lo rivuole indietro appena incomincia a piovere. Mark Twain.

- Siamo giunti alla chiara consapevolezza del fatto che la verà libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica. Gli uomini bisognosi non sono uomini liberi. Franklin Roosvelt

- La schiavitù non è altro che lo sfruttamento esercitato da alcuni sul forzato lavoro delle folle. (Lev Nikolaevič Tolstoj)

- Non vorrei essere uno schiavo, ma non vorrei neanche essere un padrone. Questo esprime la mia idea di democrazia. (Abraham Lincoln)

- La vigliaccheria chiede: è sicuro? L’opportunità chiede: è conveniente? La vanagloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto? Martin L. King

- “Si tratta di assicurare un reddito dignitoso e sufficientemente stabile e non un posto fisso.” Ministro Renato Brunetta 10 febbraio 2010

- L’uomo, nell’era dell’etica del lavoro non ha diritto alla vita, ma diritto al lavoro, senza il quale non esiste vita.
Chi è al di fuori del processo di produzione non ha diritto all’esistenza, nemmeno ai margini della società.
Essere senza lavoro è una colpa inconfessabile anche se la disoccupazione è involontaria. Il senza lavoro infatti, è senza essere, non è niente, dato che non partecipa al processo di produzione nemmeno di se stesso.
La comunità interviene ad aiutare costoro a ritrovare un ruolo nella società del lavoro. Ma l’aiuto è subordinato alla prova che la disoccupazione non sia volontaria, prova che deve essere fornita dal disoccupato. Insomma, per avere il diritto di sopravvivere, occorre dimostrare di essere senza colpa, e se invece si è in colpa, bisogna fare atto di contrizione, pentirsi e chiedere il perdono al dio della produzione. Colui che commette il delitto di porsi fuori della produzione commette un delitto così grave che è punito con la morte (per inedia). Nessuno lo aiuta, e comunque, quelli che lo fanno, lo spingono a rientrare nel sistema. Neppure i delitti più infamanti, le stragi, sono puniti più severamente se colui che li compie si pente dei suoi delitti. In quel caso lo Stato, la giustizia, aiutano e supportano molto concretamente, con denaro, sconti di pena, elargizioni di ogni genere. ( 1 Milione al mese, Domenico de Simone)

-  La società non mi accordava che tre mezzi di esistenza: il lavoro. la mendicità e il furto. Il lavoro, al contrario di ripugnarmi, mi piace. L’uomo non può fare a meno di lavorare [...] Ciò che mi ripugnava era di sudare sangue e acqua per un salario, cioè di creare ricchezze dalle quali sarei stato sfruttato. In una parola, mi ripugnava di consegnarmi alla prostituzione del lavoro. Alexandre Marius Jacob

- “Gli esseri umani sanno fare una cosa unica: creano realtà immaginandole e ci giocano, prima, nella mente…
Appena avvertiamo la possibilità di vivere in un mondo più desiderabile cominciamo a comportarci in modo differente,
come se quel mondo stesse iniziando a venire alla luce, come se, agli occhi della nostra mente, fossimo già là.
Il sogno diviene una forza invisibile che ci muove, che ci motiva. Attraverso questo processo comincia a diventare vero.
L’atto di immaginare in qualche modo lo rende reale… e ciòche è verosimile nella teoria diventa possibile nella pratica.” Brian Eno

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