Sono molto lieto di portare il mio saluto a questo convegno organizzato dal sindacato delle famiglie e dall’assessorato alla Famiglia e alla Solidarietà sociale di Regione Lombardia, che anche questa volta ha il merito di porre l’attenzione su un tema così importante.
Bisogna avere il coraggio di realizzare finalmente una politica vicina alle componenti primarie della società civile e, dunque, al nucleo familiare. La sfida è quella di sostenere chi costruisce il bene comune, offrendo un contesto favorevole alla crescita delle persone, riconoscendo il ruolo sociale ed economico della famiglia. Da sempre, infatti, l’istituzione famigliare costituisce una straordinaria risorsa per questo paese e per la nostra Regione, grazie alla capacità di cementare i legami tra le persone, di sprigionare una solidarietà intergenerazionale che ha garantito, e continua ad assicurare, un futuro ai più giovani e un aiuto ai più anziani.
In particolare, il futuro e lo sviluppo, ancor più dopo una crisi economica, dipendono dalla presenza e dalla capacità delle persone che compongono la società, a partire da quelle più giovani.
Per questo, le politiche a sostegno della natalità e dell’educazione nei primi anni di vita rappresentano una leva indispensabile per garantire lo sviluppo.
LA POLITICA DELLA REGIONE IN CONCRETO
In questi anni il governo regionale lombardo ha messo in campo una serie di politiche che non partissero da una concezione assistenzialista della famiglia, bensì da un suo riconoscimento come soggetto attivo della società civile. Abbiamo così realizzato una politica famigliare sempre più concepita come un investimento che concorre al rilancio della competitività del sistema e non come spesa sociale, coinvolgendo direttamente le famiglie e incentivando la loro libertà nell’impiego delle risorse.
Da tempo Regione Lombardia ha scelto di investire su azioni di sostegno della natalità, a partire dall’aiuto alle madri in difficoltà durante la gravidanza e nel primo anno di vita del figlio. Con il programma “Fare rete e dare tutela e sostegno alla maternità” negli ultimi mesi sono stati finanziati 56 progetti con l’impiego di circa 7 milioni di euro a sostegno di piani personalizzati di “aiuto alla vita” da parte di Cav, associazioni familiari, consultori familiari pubblici e privati.
Ogni anno, Regione Lombardia attiva e sostiene interventi innovativi rivolti all’infanzia e all’adolescenza e di supporto al ruolo della famiglia promossi dalle associazioni familiari e dagli altri soggetti del terzo settore.
Solo negli ultimi mesi, in attuazione della legge regionale sulla famiglia, sono stati stanziati 8 milioni alle Asl per il finanziamento di 513 progetti. Sono inoltre stati impegnati più di 2 milioni di euro per sostegno di organizzazioni non profit.
In questi mesi poi sono stati realizzati più di 300 progetti per la formazione e l’aggiornamento del personale in servizio presso strutture sanitarie e sociosanitarie, per sostenere la capacità di erogare servizi in questa direzione.
Da tempo Regione Lombardia ha scelto, per l’erogazione dei propri servizi come ad esempio il buono scuola o di altri incentivi, di utilizzare un indice di misurazione del reddito che tenga conto delle caratteristiche della famiglia, cercando di premiare il più possibile la numerosità della stessa.
Per fronteggiare la situazione di crisi attuale abbiamo previsto l’introduzione del quoziente familiare nell’erogazione di alcuni servizi. Ricordo in particolare il voucher conciliativo, aggiunto alla dote lavoro, è pari a 250 euro al mese per lo stesso periodo di concessione della cassa integrazione che è al massimo di 10 mesi. L’erogazione del voucher conciliativo verosimilmente sarà operativo a breve dato che le procedure per la sua attuazione sono già in corso. Ma anche il buono famiglia destinato a quelle famiglie che hanno almeno tre figli minorenni, di cui almeno uno in età 0-6 anni, tutti residenti in Lombardia con indicatore di situazione reddituale inferiore a 10.000 euro. Si tratta di un contributo di 1.500 euro complessivi erogati in tre tranche.
Siamo inoltre la prima regione italiana che attribuisce un significato particolare alla presenza dei figli all’interno del nucleo famigliare anche per quanto riguarda il sostegno da attribuire ai titolari di contratto di affitto a libero mercato. Tale approccio è stato successivamente esteso ad altre misure di intervento, come il fondo sostegno affitti e il sostegno per l’acquisto delle prima casa.
Sono comunque allo studio ulteriori modalità per pesare l’entità del contributo in relazione al carico familiare. Ad esempio è al vaglio la possibilità di attivare un buono famiglia che preveda uno specifico contributo per lavoratori in difficoltà occupazionali che hanno un anziano ricoverato in strutture di Rsa.
Ricordo infine il Premio famiglia lavoro: il grande successo di questo premio ci ha spinto, insieme alle associazioni di categoria, a fare una ricognizione delle best practices in essere, che verranno raccolte in un vademecum da distribuire alle imprese, in modo che siano sempre più incentivate a realizzare iniziative concrete a favore dei propri lavoratori che diventano madri e padri.
QUOZIENTE FAMILIARE, LA MUSA DI IMPRESE ED ENTI
L’utilizzo del quoziente familiare è dunque innanzitutto la conseguenza di un riconoscimento culturale: la famiglia come perno del futuro. Per questo il quoziente familiare non può essere solo uno strumento da delegare a un soggetto piuttosto che a un altro, ma è un concetto che deve ispirare l’azione di ciascun soggetto: l’imprenditore nel concepire la propria azienda, il Comune, la Regione e lo Stato nel concepire le proprie politiche. A questo proposito, come più volte ho ribadito, continueremo a batterci perché trovi applicazione la proposta del Bif, Basic income familiare, presentata dal Forum delle associazioni familiari già alcuni anni fa. , che prevede di dedurre dall’imponibile di ogni contribuente il costo minimo di mantenimento delle persone a carico, stimato tra i 6 e gli 8mila euro a figlio. Nel caso in cui le deduzioni superino il reddito imponibile, l’ente pubblico deve effettuare un reintegro tramite sussidi, onde evitare discriminazioni nei confronti dei redditi inferiori.
CARICHI FAMILIARI SGRAVATI COL FEDERALISMO FISCALE
Alla vigilia di una riforma sul federalismo fiscale siamo di fronte a un contesto nuovo che rappresenta una grande opportunità anche per introdurre delle forme più decise di riconoscimento dei carichi familiari.
Senza un reale federalismo fiscale, invece, la Regione si riduce a svolgere un ruolo di agenzia dello Stato per la cura degli anziani, dei disabili e delle situazioni di disagio in genere. Oggi, infatti, una Regione, anche se volesse praticare una propria politica fiscale a favore della famiglia, non può prevedere detrazioni o deduzioni sulla propria addizionale Irpef: si arriva così all’assurda situazione per cui un single viene a pagare la stessa addizionale regionale di un padre di famiglia con diversi figli a carico.
Con la riforma del federalismo fiscale, questa situazione di congelamento dell’autonomia regionale dovrà cambiare, favorendo politiche fiscali regionali dirette ad attuare il favor familiae del dettato costituzionale. In proposito mi auguro una delega che consenta agli enti territoriali, Regioni, Province e Comuni, una concreta applicazione dell’art. 2, comma 2, della legge 42/2009 che prevede «l’individuazione di strumenti idonei a favorire la piena attuazione degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, con riguardo ai diritti e alla formazione della famiglia e all’adempimento dei relativi compiti».
Vogliamo permettere ai genitori di costruire la famiglia che desiderano, senza il timore di non potercela fare economicamente; realizzare una migliore possibilità di conciliazione tra famiglia e lavoro; garantire a tutti i bambini di crescere e realizzare le proprie aspettative, potendo disporre delle condizioni e delle opportunità migliori. Nell’esprimere, pertanto, il mio sincero apprezzamento per questa iniziativa, desidero porgere agli organizzatori, agli illustri relatori e a tutti i presenti le mie più vive cordialità unitamente agli auguri di buon lavoro.
Milano 10/11/2009
Manifestazione: Convegno assessorato alla Famiglia
Fonte: http://www.formigoni.it/cmsgridsig/jsp/public/pages/discorso.jsp?nid=59



